VQPRD

1. COS’È LA DENOMINAZIONE DI ORIGINE E L’INDICAZIONE GEOGRAFICA TIPICA

Per denominazione di origine dei vini si intende il nome geografico di una zona viticola particolarmente vocata utilizzato per designare un prodotto di qualità e reputato, le cui caratteristiche sono connesse all'ambiente naturale ed ai fattori umani.

Per indicazione geografica tipica dei vini si intende il nome geografico di una zona utilizzato per designare il prodotto che ne deriva.

Le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche tipiche si classificano in:

  • Denominazioni di Origine Controllata (DOC), appartengono a questa categoria i vini per i quali la zona di origine della raccolta delle uve per la produzione del medesimo vino è delimitata come prevedono i disciplinari di produzione. Tutto il ciclo produttivo deve essere conforme a quanto stabilito dal disciplinare di produzione (zona di produzione, vitigni, resa per ettaro, titolo alcolometrico minimo, estratto secco, acidità totale, ecc.). I vini a DOC sono controllati anche sotto il profilo qualitativo: prima della commercializzazione vengono obbligatoriamente sottoposti ad un’analisi chimica ed organolettica per verificare che sussistano i requisiti prescritti dal disciplinare di produzione.
  • Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), si attribuisce a quei vini aventi già la D.O.C. da almeno cinque anni, che oltre ad avere speciali pregi organolettici, abbiano acquisito una particolare fama per effetto dell’incidenza di tradizionali fattori umani, naturali e storici; che abbiano acquisito rinomanza e valorizzazione commerciale a livello nazionale ed internazionale.
  • Indicazioni Geografiche Tipiche (IGT), vini da tavola caratterizzati da aree di produzione generalmente ampie con uniformità ambientale che conferisce caratteristiche omogenee al vino; il disciplinare produttivo è poco restrittivo. L'indicazione può essere accompagnata da altre menzioni, quali quella del vitigno.

I VQPRD, vini di qualità prodotti in regioni determinate (regolamentati dal reg. CEE n. 823/87) comprendenti sia le DOC sia le DOCG offrono almeno due importanti garanzie: la certezza della buona qualità e l'origine. Per questa tipologia la zona di origine delle uve, per la produzione di quel determinato vino, è limitata a una zona prestabilita dai singoli disciplinari di produzione. Inoltre ci sono: VSQPRD (vini spumanti di qualità prodotti in regioni determinate); VLQPRD (vini liquorosi di qualità prodotti in regioni determinate), VFQPRD (vini frizzanti di qualità prodotti in regioni determinate).

2. SOGGETTI INTERESSATI

I soggetti legittimati a presentare la domanda di riconoscimento e di modifica al disciplinare per una DOC, DOCG e IGT sono:

  1. Consorzi volontari di tutela;
  2. Interessati;
  3. Consigli interprofessionali;
  4. Regioni o Province Autonome;
  5. Organizzazioni di categoria.

Per la presentazione delle domande è necessario rispettare la dovuta rappresentatività:

  • DOC: non meno del 20% della produzione di competenza dei vigneti della zona interessata.
  • DOCG: non meno del 35% dei viticoltori che rappresentino almeno il 20% della produzione degli iscritti alla DOC che precede la DOCG;
  • non meno del 50% della produzione complessiva per spumanti e vini liquorosi.

E’ necessario inoltre la dichiarazione dei produttori e dei viticoltori di rispetto della disciplina prevista per i vini DOCG. Si può prevedere nei disciplinari di produzione delle Denominazioni di Origine dei vini, per i quali vengono presentate istanze di riconoscimento o di modifica del disciplinare, che la zona di imbottigliamento sia coincidente con quelle di produzione delle uve o di vinificazione delle stesse a condizione che sia dimostrata dai soggetti richiedenti una rappresentatività di almeno il 66% della produzione dei vigneti interessati alla produzione, nonché di almeno il 51% della produzione imbottigliata complessivamente.

3. NORMATIVA DI RIFERIMENTO

  • Reg. (CEE) n. 823 del 16 marzo 1987 del Consiglio, che stabilisce disposizioni particolari per i vini di qualità prodotti in regioni determinate.
  • Legge 10 febbraio 1992, n. 164, Nuova disciplina delle denominazioni d’origine dei vini.
  • D.P.R. 20 aprile 1994, n. 348 - Regolamento recante disciplina del procedimento di riconoscimento di denominazione d'origine dei vini.
  • D.M. 4 giugno 1997, n. 256, Regolamento recante, norme sulle condizioni per consentire l’attività dei consorzi volontari di tutela e dei consigli interprofessionali delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini.
  • D.M. 16 giugno 1998, n. 280, Regolamento recante norme sull'organizzazione, sulle competenze e sul funzionamento della sezione amministrativa e, nel suo ambito, del servizio di segreteria del Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini.
  • Reg. (CE) n. 1493 del 17 maggio 1999 relativo all'organizzazione comune del mercato vitivinicolo.
  • Reg. (CE) n. 1607 del 24 luglio 2000, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1493/1999 relativo all'organizzazione comune del mercato vitivinicolo, in particolare in ordine al titolo relativo ai vini di qualità prodotti in regioni determinate.
  • D.M. 27 marzo 2001, Modalità di aggiornamento dello schedario vitivinicolo nazionale e per la iscrizione delle superfici vitate negli albi dei vigneti DOCG e DOC e negli elenchi delle vigne IGT e norme aggiuntive.
  • D.M. 29 maggio 2001, Controllo sulla produzione dei vini di qualità prodotti in regioni determinate (V.Q.P.R.D.).
  • D.M. 21 marzo 2002, Approvazione dello schema di piano dei controlli, delle relative istruzioni e del prospetto tariffario ai fini dell'applicazione del decreto ministeriale 29 maggio 2001, recante il controllo sulla produzione dei vini di qualità prodotti in regioni determinate (V.Q.P.R.D.).
  • Reg. (CE) n. 753/2002 del 29 aprile 2002, che fissa talune modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1493/1999 del Consiglio per quanto riguarda la designazione, la denominazione, la presentazione e la protezione di taluni prodotti vitivinicoli.
  • D.M. 31 luglio 2003, Modalità e requisiti per la delimitazione della zona di imbottigliamento nei disciplinari di produzione dei vini D.O.C. e D.O.C.G.
  • D.M. 21 maggio 2004, Modifica del DM 31/07/03 concernente l’istituzione e tenuta dell'albo degli imbottigliatori dei vini DOCG, DOC e IGT.
  • D.M. 28 dicembre 2006, Disposizioni sulla denuncia annuale delle uve DOCG, DOC e IGT e la certificazione delle stesse produzioni, nonché sugli adempimenti degli enti ed organismi preposti alla gestione dei relativi dati ed ai controlli.
  • D.M. 29 marzo 2007, Disposizioni sul controllo della produzione dei vini di qualità prodotti in regioni determinate (V.Q.P.R.D.).
  • D.M. 13 Luglio 2007, Approvazione dello schema di piano dei controlli, del prospetto tariffario e determinazione dei criteri per la verifica della rappresentatività della filiera vitivinicola, in applicazione dell'articolo 2, comma 2, del decreto ministeriale 29 marzo 2007, recante disposizioni sul controllo della produzione dei vini di qualità prodotti in regioni determinate (VQPRD).
  • Reg. (CE) n. 479 del 29 aprile 2008, relativo all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo, che modifica i regolamenti (CE) n. 1493/1999, (CE) n. 1782/2003, (CE) n. 1290/2005 e (CE) n. 3/2008 e abroga i regolamenti (CEE) n. 2392/86 e (CE) n. 1493/1999.

4. PROCEDURA PER IL RICONOSCIMENTO DI DOCG, DOC, IGT E MODIFICHE AI DISCIPLINARI.

La nuova OCM vino introduce alcune novità rispetto alla normativa vigente e in particolar modo l’avvicinamento dei vini DOC, DOCG e IGT al sistema in vigore per le DOP e le IGP; l’autorizzazione e la registrazione delle nuove denominazioni o di modifica di quelle già registrate sarà gestito a livello comunitario invece che nazionale. Inoltre il sistema dei controlli sarà affidato ad un organismo terzo come avviene per le DOP e IGP.

Il regolamento comunitario n. 479/2008 relativo alla nuova organizzazione comune del mercato vitivinicolo stabilisce che gli stati membri adottino le disposizioni legislative, regolamentari e amministrativi, per conformarsi al suddetto regolamento, entro il 1° agosto 2009. La procedura di riconoscimento e modifica dei disciplinari, in attesa dei nuovi regolamenti nazionali che andranno a regolare il sistema dei VQPRD e IGT, fa riferimento alle norme vigenti a livello nazionale e comunitario. La domanda per il riconoscimento e revisione ai disciplinari va indirizzata al "COMITATO NAZIONALE per la Tutela e la Valorizzazione delle Denominazioni di Origine e delle Indicazioni geografiche tipiche dei Vini", organo del MIPAAF che ha competenza consultiva, propositiva ed esecutiva su tutti i vini designati con nome geografico. Il Comitato è composto da una sezione interprofessionale e da una amministrativa.

La sezione amministrativa del Comitato Nazionale, dopo aver notificato entro 10 giorni all’interessato l’inizio del procedimento, esamina l’istanza verificando la documentazione, la legittimità, la completezza e la regolarità. Se la richiesta non è conforme, si richiede la documentazione mancante e la pratica rimane sospesa. Una volta accertata la regolarità trasmette copia alla Sezione Interprofessionale del Comitato che provvede, entro 60 giorni, all’istruttoria tecnica. La sezione amministrativa, in determinati casi e su richiesta della Sezione Interprofessionale, indice la pubblica audizione. Il Comitato, una volta accertato la regolarità dei documenti presentati e la rispondenza del disciplinare del produzione a quanto previsto dalla legge n. 164 del 10/02/1992, trasmette la pratica al presidente della Commissione regionale e il suo parere viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Infine viene emanato il decreto di approvazione del disciplinare e di riconoscimento della denominazione. Per l’approvazione o la revoca di un disciplinare a DOCG, DOC, e IGT è necessario il voto favorevole dei ¾ dei componenti il Comitato Nazionale. Nel caso in cui le denominazioni e le indicazioni riconosciute non vengono utilizzate è possibile la revoca del riconoscimento, che avviene quando:

  • la denominazione non sia stata attivata entro 3 anni dall’entrata in vigore del disciplinare;
  • per 5 anni consecutivi i produttori iscritti all’Albo delle denominazioni non abbiano presentato denunce di produzione o nella zona vi sia stato uno scarso utilizzo della denominazione, inferiore al 35% delle superfici per le DOCG e al 15% per le DOC;
  • per 3 anni consecutivi non siano stati rispettati i disciplinari di produzione per più del 50% dei vigneti iscritti agli Albi dei vigneti o agli Elenchi delle vigne.
  • La revoca è disposta con decreto del MIPAF previo parere della regione competente e del Comitato.

    4.1 OBBLIGHI PER I PRODUTTORI E GLI IMBOTTIGLIATORI DI VINI DOCG, DOC E IGT

    1. Albo dei vigneti DO, Elenchi delle vigne IGT, Albo imbottigliatori

      I conduttori di vigneti destinati alla produzione di vini a denominazione di origine o a indicazione geografica tipica devono iscrivere i terreni vitati nei corrispondenti Albi dei vigneti o Elenchi delle vigne. L’Albo dei vigneti a DOCG, DOC e l’Elenco delle vigne IGT sono distinti per ogni DO e IGT e relative tipologie. Per ciascun conduttore vengono riportati i dati identificativi dell’azienda, la data di iscrizione, i riferimenti catastali dei terreni vitati. Le Regioni, per le nuove iscrizioni o per le variazioni delle superfici vitate, effettuati i controlli previsti per legge, provvedono alla relativa iscrizione o variazione entro 6 mesi dalla presentazione della richiesta, dandone comunicazione ai richiedenti. Per ciascuna denominazione è istituita presso la Camera di Commercio di competenza l’albo degli imbottigliatori. Ciascuna impresa imbottigliatrice interessata è tenuta a presentare alla Camera di Commercio, presso la quale ha sede lo stabilimento di imbottigliamento, una domanda di iscrizione all’albo; l’iscrizione costituisce il presupposto per procedere all’imbottigliamento e alla successiva commercializzazione. Nell’albo, per ciascuna impresa imbottigliatrice, è riportato numero e data di iscrizione, ragione sociale e sede legale, ubicazione dello stabilimento.
    2. Denunce uve DOCG, DOC e IGT

      È la denuncia delle quantità di uva prodotte nei vigneti iscritti all’Albo dei vigneti a DOCG o a DOC che annualmente il conduttore del vigneto denuncia alla Camera di Commercio della provincia di residenza. Le Camere di Commercio, dopo una verifica, rilasciano entro 30 giorni le relative ricevute al conduttore. Per tali compiti le Camere possono avvalersi dei Consorzi di tutela dei vini o delle associazioni dei produttori legalmente riconosciute. Le Camere comunicano alle Regioni interessate e immettono nel sistema informativo nazionale del MIPAAF i dati relativi alla denuncia di produzione e alla certificazione rilasciata.
    3. Analisi chimico-fisica ed organolettica

      I vini a denominazione d’origine, per essere commercializzati, devono essere sottoposti ad analisi chimico-fisica presso i laboratori chimici autorizzati. Gli interessati richiedono, alla Camera di commercio competente, l’analisi chimico-fisica ed organolettica del vino. I campioni prelevati da personale appositamente incaricato vengono consegnati per l’analisi chimico-fisica ad un laboratorio autorizzato dal Ministero. L’esito positivo dell’analisi chimico-fisica consente il successivo esame organolettico della partita di vino da parte della Commissione di degustazione insediata presso la Camera di commercio. In caso di giudizio di rivedibilità l’interessato può richiedere entro 60 giorni dalla notifica ricevuta una nuova campionatura. L’esito negativo dell’analisi chimico-fisica, invece, preclude l’esame organolettico e comporta il declassamento dell’intera partita di vino. Il richiedente potrà presentare ricorso entro 5 giorni dal ricevimento della comunicazione di non idoneità. L’analisi di revisione sarà effettuata presso un laboratorio diverso da quello che ha effettuato la prima analisi. Qualora il campione sia giudicato “non idoneo” alla degustazione, l’interessato potrà presentare ricorso alla Commissione d’appello entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione. Nel caso di conferma del giudizio di “non idoneità” da parte della Commissione d’appello, l’interessato è tenuto al declassamento del vino.

5. DOCUMENTAZIONE

    I. Documentazione per il riconoscimento

    1. Relazione comprovante:

    • l'uso generalizzato della denominazione di origine se trattasi di DOCG;
    • l'uso tradizionale del nome geografico se trattasi di DOC;
    • le condizioni socio - economiche che hanno determinato la richiesta se trattasi di IGT.

    2. Documentazione storico – commerciale;

    3. Documentazione tecnica dei vigneti, con particolare riguardo:

    • alla superficie coltivata, alla densità di piantagione, alle forme di allevamento, ai sistemi di potatura e di irrigazione, alle produzioni medie e massime di uva ad ettaro ed a ceppo;
    • alle condizioni ambientali in particolare la giacitura, la sua ripartizione, l'altitudine, l’esposizione ed il clima; le caratteristiche chimico - fisiche ed organolettiche del vino;
    • alle ragioni che a causa della similitudine dei vitigni, del terreno, del clima, della tecnica vinicola e delle caratteristiche dei vini abbiano indotto ad includere nella denominazione di origine o nella indicazione geografica tipica, territori vicini a quelli indicati dalla denominazione di o indicazione geografica, a condizione che tali vini siano stati prodotti e commercializzati da almeno 10 anni.

    4. Ove sia richiesta la denominazione di origine controllata ad un vino già riconosciuto IGT copia del provvedimento che lo ha riconosciuto ed una relazione illustrativa dei risultati conseguiti sul piano tecnico produttivo e commerciale nei precedente quinquennio.

    5. Ove sia richiesta la denominazione di origine controllata e garantita, copia del provvedimento di riconoscimento della denominazione di origine controllata del prodotto, con una relazione illustrativa dei risultati conseguiti in ordine all'uso di denominazione di origine controllata, con particolare riguardo alla sussistenza dei requisiti di rinomanza e valorizzazione commerciale a livello nazionale ed internazionale del prodotto stesso.

    6. Cartografia in scala da 1:25.000 della zona di origine di produzione delle uve da cui si ottiene il vino, con allegata una relazione illustrativa di confini, dell'origine geologica e della composizione dei terreni nonché i criteri di inclusione o di esclusione dei terreni medesimi nella zona di produzione. L’eventuale esclusione di terreni compresi nella zona di produzione perché non vocati alla qualità, deve essere verificata da una apposita commissione.

    7. Elenco, sottoscritto dai produttori che intendono usufruire della denominazione di origine controllata e garantita o della denominazione dell'origine controllata, con l'indicazione dell'entità complessiva della produzione che essi rappresentano, nel duplice aspetto territoriale e produttivo. L’elenco può essere depositato presso la sede del Consorzio che ha presentato l’istanza di riconoscimento.

    8. Disciplinare di produzione della o delle tipologie di vino proposte nell'ambito della denominazione.

    9. Documentazione comprovante una rappresentatività di almeno il 66% della produzione rivendicata dell'intera denominazione, calcolata sulla base delle rivendicazioni dell'ultimo biennio, nonché di almeno il 51% della produzione imbottigliata complessivamente, nel caso è prevista la delimitazione della zona di imbottigliamento. Nel caso di istanza di riconoscimento di DOCG le rappresentatività citate devono essere attestate dalla Regione o dalla CCIAA competente per territorio.

    10. Parere della Regione ove lo ritenga opportuno sulla richiesta di riconoscimento.

    II. Documentazione per revisione ai disciplinari

    La documentazione da allegare a sostegno della richiesta di revisione del disciplinare di produzione è costituita da:

    1. Relazione tecnica, con particolare riguardo: a) alla superficie coltivata, alla densità di piantagione, alle forme di allevamento, ai sistemi di potatura e di irrigazione, alle produzioni medie e massime di uva ad ettaro ed a ceppo; b) alle condizioni ambientali in particolare la giacitura, la sua ripartizione, l'altitudine, l’esposizione ed il clima; c) alle ragioni che a causa della similitudine dei vitigni, del terreno, del clima, della tecnica vinicola e delle caratteristiche dei vini abbiano indotto ad includere nella denominazione di origine o nella indicazione geografica tipica, territori vicini a quelli indicati dalla denominazione di o indicazione geografica, a condizione che tali vini siano stati prodotti e commercializzati da almeno 10 anni.

    2. Perizia giurata da esperti particolarmente competenti in materia o documentato parere della regione competente, qualora le richieste riguardino la zona di produzione, la resa di vino per ettaro, la base ampelografica, il titolo alcolometrico volumico minimo naturale delle uve, le forme di allevamento, le tecniche colturali ed enologiche. La perizia giurata deve riferirsi a dati sperimentali di almeno 5 anni di ricerche ed attestare l'obiettività e la validità della richiesta; nel parere tecnico della regione competente, invece, non è necessario far riferimento né a quando sia stata fatta la sperimentazione, né al responsabile tecnico.

    Inoltre è da includere nella perizia:

      a) documentazione storico-commerciale;

      b) relazione illustrativa dell’origine geologica, della composizione dei terreni, criteri di esclusione o inclusione dei terreni medesimi nella zona di produzione;

      c) relazione comprovante l’uso tradizionale del nome (nel caso venga richiesta modifica del nome).

    3. Analisi chimico-fisica che attesti l’assenza di influenze negative su campioni di vini ottenuti nel rispetto delle modifiche richieste.

    4. Analisi organolettica, corredata da apposita relazione della Commissione di degustazione, che attesti il miglioramento organolettico del prodotto o la sussistenza dei requisiti richiesti allo stesso livello medio dei vini già prodotti, su campioni di vini ottenuti nel rispetto delle modifiche richieste.

    5. Parere della regione interessata.

    6. Copia B.U.R. sul quale è avvenuta la pubblicazione della richiesta di cui trattasi e del relativo disciplinare di produzione proposto.

    7. Cartografia in scala da 1:25.000 della zona interessata con l’indicazione dei nuovi confini.

    8. Elenco sottoscritto dai produttori che intendono usufruire della denominazione così come modificata con l’indicazione dell’entità complessiva, in termini territoriali e produttivi, che rappresentano. L’elenco può essere depositato presso la sede del Consorzio che ha presentato l’istanza di modifica del disciplinare.

    9. Supporto cartaceo e magnetico che riporta il disciplinare vigente accanto a quello modificato, evidenziando le parti modificate del disciplinare vigente e le modifiche introdotte dal nuovo.

    10. Documentazione comprovante una rappresentatività di almeno il 66% della produzione rivendicata dell'intera denominazione, calcolata sulla base delle rivendicazioni dell'ultimo biennio, nonché di almeno il 51% della produzione imbottigliata complessivamente, nel caso è prevista la delimitazione della zona di imbottigliamento.

    11. Parere della Regione sulla richiesta di revisione al disciplinare.

 

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